Riguardo al Referendum “NO a una Svizzera da 10M”, cercherò di fare un pronostico ottimista. Secondo me vincerà il buon senso e quindi il “No”.
Ma se è vero che un’ottimista è un pessimista ben informato e poiché l’iniziativa è legalmente valida per essere votata vale la pena fare una riflessione sull’ipotesi che vinca invece il “Sì”.
La sua eventuale approvazione creerebbe un cortocircuito giuridico, costringendo lo Stato a dover scegliere tra il nuovo tetto demografico e il rispetto di diritti umani, relazioni internazionali economiche e non e diritti civili storicamente consolidati nel Paese. Non a caso il Consiglio federale si è infatti espresso per la raccomandazione di respingerla. Sempre nel mio pronostico, qualora dovesse vincere la proposta fascista e quindi il “Sì”, proprio per le ragioni sopra menzionate, il tutto andrebbe a cadere. Creando un po’ di risentimento di quella parte della popolazione che ha votato “Sì” che urlerà alla dittatura di stato e non completamente a torto. D’altronde si sa, i limiti della democrazia sono proprio questi: cosa succede quando il potere del popolo viene usato contro il popolo stesso a favor di popolo? Non sembra interessarci la questione o perlomeno il problema può essere rimandato.
A me rimane la razionale tranquillità che non verrò “mandato via”.
Io non ho paura di essere “mandato via”
Ho letto attentamente i termini e la verità è che la cosa tecnicamente non mi riguarda da vicino. Essere “mandato via” sarebbe per me l’inizio dell’ennesima avventura.
Chi come me – vive creando, soffre, si diverte, si emoziona, ma comunque crea sempre ed ovunque. È un privilegio raro di cui sono portatore e lo riconosco.
Il mio problema con i sostenitori del “Sì” infatti non è tecnico, ma piuttosto ideale. Per questo non ho “paura”. Paura è un termine vago. Il mio problema lo chiamerei piuttosto Ansia.
L’ansia prevede la possibilità di un trauma con lo scopo di evitarlo. Amo chi studia storia quanto studiarla io stesso proprio perché sono una persona ansiosa e traumatizzata. Rimanere vigile dentro i termini della razionalità mi permette di prevedere cose. Sono così abituato a rimanere vigile che ci sto costruendo una carriera sulla mia vigilanza. E forse qualche senso lo ha tutto ciò, una sua utilità sociale.
Penso inoltre, che la storia ci dia una grammatica per poter strutturare l’ansia in un discorso utile ed eccovi il mio.
Il Fascimo Eterno
Il fascismo nasce sempre così: un referendum, una proposta, una notizia. Cose di poco conto. “Ah ma il vero motivo sono i patti bilaterali” “in realtà quello che dicono è ben diverso” “ma figurati, cosa vuoi che facciano quelli!” “Va bene tutto, ma i Rom rubano” “l’invalido è fattualmente un peso per la società” “perché dovrei pagare io per gli asilanti?” “se la sono cercata, hanno fatto bene a picchiarl*” “ha iniziato lui”.
Il disaccordo è inoltre un segno di diversità. L’Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione.
Eco, Umberto. Il fascismo eterno. La nave di Teseo, 2018
Non importa dove, come e quando: queste piccole cose sono sempre i sintomi. La premessa è la scarsità. Quando questa scarsità è troppo difficile da risolvere si innesta un meccanismo ad energia rinnovabile di odio, rancore e paura in grado di rigenerarsi cambiando continuamente l’obiettivo del suo scarico sociale-emotivo.
La mia ansia viene dal fatto che questi sintomi ultimamente sono tremendamente evidenti. Basta farsi un giro nei commenti a un qualsiasi post nei social media che prende una posizione politica. Di qualsiasi tipo. E se una macchina automatica di distrazione come quella citata sopra – fosse già in funzione?
Mettiamo che la risposta fosse sì. Se la premessa c’è e con essa anche i sintomi: perché non provare a fare una diagnosi.
Il Medico Immaginario
Per avere una buona diagnosi serve il miglior dottore in circolazione. Immagino un dottore ipotetico che avesse lo scopo e le capacità di curare la società dal Fascismo. A questo medico immaginario, bisognerebbe riportare un referto completo delle nostre diagnosi e terapie precedenti.
Il problema che si pone è che in millenni di storia di violenza umana le fonti sarebbero potenzialmente infinite, se si pensa di calcolare anche quelle contemporanee e future.
Io personalmente risolverei il problema portando a questo medico immaginario un breve scritto “Fascismo Eterno” di Umberto Eco e uno meno breve “La Fabbrica del Consenso: l’economia politica dei mass-media” saggio quest’ultimo che Chomsky ha scritto con un economista.
Entrambi i titoli parlano da soli.
L’individuazione del “nemico” più comodo.
Quel medico immaginario ci ricorderebbe che la storia insegna se qualcuno ha ancora voglia di imparare. La storia ci insegna che ad un certo punto toccherà inevitabilmente alle persone a cui si vuole bene: una figlia lesbica, lo zio acquisito ucraino, l’amica dell’uni peruviana che vuole aprire una gelateria con me a Gordola, il mio collega di Bangalore, la fidanzata siriana di mio figlio etc… Ma allora sarà troppo tardi.
La mia ansia prevede scenari dove non sarò più in grado di difendere chi mi sta vicino. Perché la verità è che quando anche loro con il loro voto o il loro commento messo a cuor leggero su un post facebook accetteranno la violenza come metodo di relazione, allora avranno anche accettato di riceverla.
Il fascismo non è un momento, ma un movimento
Inizialmente ci prende perché ci conviene. Si propone come una soluzione a un problema che riteniamo reale. Lo supportiamo a cuor leggero perché non ci riguarda.
Quando tocca a noi è troppo tardi. La dissociazione cognitiva è già arrivata al punto che ci troviamo a un bivio.
Opzione A) si subisce il sopruso e si mantiene un integrità anche se superficiale.
Opzione B) Tocca tagliare la testa o appendere qualcuno. Usare gli stessi metodi violenti che si voleva combattere e in nome di un giusto fine perpetrare la violenza.
Oppure Opzione C) fare la rivoluzione. il problema di questa opzione è che se non l’aveste notato: la rivoluzione non si fa più.
E quindi torniamo al nostro bivio.
Immaginarmi a riflettere di fronte a quel bivio è la mia inquietudine più profonda.
Saremo veramente in grado di individuare l’oppressore questa volta? L’oppressore muta, evolve ed impara, noi popolo ogni due generazioni ricominciamo sistematicamente da zero.
Temo che l’unica soluzione percorribile per non arrivare entro i prossimi 15 anni a una stato dittatoriale globale – sia non arrivare mai a quel bivio. Non dover mai scegliere né l’opzione A e né l’opzione B. Rimanere allerta e condannare ogni piccola cosa che sembri condurci ad esso – il bivio. Ieri la svendita dei nostri dati ai feudatari del tech, oggi quel referendum, domani sarà un’altra cosa..
Concludo invitando il lettore a una sana (ma non troppo) vigilanza.
In quanto all’opzione C invece, devo dire che una parte di me ci crede ancora..
e si sa la speranza è l’ultima a morire.
Ci vediamo a L’Effimera 😉


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