di Mahdi El Ghomri

dalla Pala di Brera di Piero della Francesca 1472-74
L’inverno, nonostante i ritmi frenetici della modernità, imporrebbe il riposo. I mammiferi della nostra stazza sanno che il letargo è una necessità metafisica, un ingresso in un mondo di sogno costante. Pensate all’orso: mesi di dormiveglia per toccare dimensioni interiori che a noi sono precluse dal dovere del lavoro.
In questa sospensione invernale sto lavorando – nel buio.
Più che piantare un seme, mi trovo nella fase in cui se ne definisce il patrimonio genetico. È un lavoro da laboratorio interiore: prima che il germoglio spacchi la terra, si può intervenire epi-geneticamente sul proprio progetto, informarne la crescita, selezionarne le caratteristiche future. Sto lavorando al DNA di quanto di più ambizioso io abbia mai concepito; un’opera che per ora resta protetta dal silenzio dei pochi che mi stanno affiancando nella sua realizzazione.

Nei prossimi giorni, darò più notizie, ma ora facciamo un passo indietro.
Uno dei mazzi che studio in questa fase è il cosiddetto “Visconti-Sforza”, nato a metà del Quattrocento: il mazzo creato per il matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza.
E ad un tarocco mi voglio riferire in particolare, il numero XII :
l’Appeso
Chi conosce i Tarocchi di Marsiglia avrà notato che alcuni personaggi ritornano. Il giovane biondo della Arcano I (il Mago) è lo stesso che ritroviamo travolto dalle passioni negli Innamorati, a dominare il mondo sul Carro e che, infine, ritroviamo nella carta XII, appeso a testa in giù. Un occhio attento noterà che così nei Marsigliesi così come nei Visconti-Sforza, l’appeso non è una vittima, ma piuttosto un fautore del proprio destino: in un certo senso è lui stesso ad appendersi. Che sia il “Traditore” o “Le Pendu” – la sua passività sembra essere una scelta. Non è bloccato, ma piuttosto sospeso.
È il Mago che abbandona la bacchetta e i suoi strumenti per conquistare una magia nuova – ricettiva. Se il Mago della carta I agisce sulla realtà urlando incantesimi, l’Appeso prega in silenzio: attende la visione.
L’Appeso divina.

dalla fiaba “La Sirenetta”. Incisione di Harry Clarke.
Da Le fiabe di Hans Christian Andersen del 1916
È la stessa sofferenza iniziatica della Sirenetta di Andersen. Dimenticate la versione Disney; la protagonista originale accetta il “Silenzio Ermetico” perché in cambio spera di ottenere un’anima immortale. Deve imparare l’attesa e il dolore. Come Odino che si appende per conoscere il linguaggio della realtà (le Rune), la Sirenetta accetta che ogni passo sia come calpestare coltelli affilati.
«Ti taglierò la lingua… Ma se mi togli la lingua», disse la piccola sirena, «che cosa mi resta?». «La tua bella figura», disse la strega, «la tua andatura ondeggiante e i tuoi occhi parlanti».
La sua bella figura, la sua andatura ondeggiante e gli occhi parlanti le permettono di attrarre. È un attesa attiva.
È la “Via Crucis” dell’iniziato. Una sottomissione volontaria al limite che ricorda le pratiche rituali della Sun Dance americana o le sospensioni del Sud-est asiatico: il corpo viene sospeso con corde o aghi, perché solo attraverso quel blocco fisico lo spirito può migrare verso stati altri di coscienza.
L’Appeso dei tarocchi di Marsiglia, con i capelli che sembrano radici affondate nel terreno, ci insegna che il dolore della sospensione è ciò che ci “radica”.
In botanica esiste un processo chiamato vernalizzazione: alcuni semi hanno bisogno del passaggio attraverso il gelo per poter germogliare. Lavorare oggi ai miei progetti e al sito di Casa Nabou è la mia personale vernalizzazione. È un privilegio che il mondo post-capitalista fatica a comprendere, ma di cui vi mostrerò i frutti a tempo debito.
Mi chiedo se anche voi non abbiate un seme che sta attraversando il gelo. Il vostro personale Appeso.
In questo inverno mi piace vedere nelle mani dell’appeso la posizione di chi accoglie la visione: dentro la più bella mostra di quadri si entra con le mani giunte dietro la schiena.

La carta XII ci invita a restare in ascolto, ci ricorda che
ciò che riposa nel gelo è sempre meraviglioso quando sboccia,
e che ogni spettacolo inizia con il buio.


